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Redazione CNA Next

Il mondo dei makers è legato alla terza fase di internet, quella che chiamiamo web 3.0: un web che scende nella realtà fisica. E il mondo del business deve coglierne l'opportunità.

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CNA NeXT Innofare del 4-5 ottobre analizza, con ben 9 tavoli, le tematiche più importanti legate all’innovazione.
Andrea di Benedetto parla con noi di #IoT e modera il tavolo “Internet of things, smart spaces, digital manufacturing: come cambia la realtà materiale una volta iperconnessa?“. Registrati a questo tavolo e partecipa alla discussione.

Le due giornate di Innofare 2014 del 4-5 ottobre sono caratterizzate da tre momenti distinti: incontro, discussione e confronto. Quanto è importante lo scambio dialettico di idee e progetti per promuovere la consapevolezza delle opportunità offerte dall’innovazione?

È molto importante. Tutto ciò che è frontiera è meno soggetto ad una letteratura ed una codificazione dei processi e delle idee ben strutturata, quindi l’unico modo che abbiamo per far crescere la cultura dell’innovazione è il confronto.
Tutto ciò serve anche per far meglio comprendere alle imprese le potenzialità che spesso non sanno neanche di avere, perché quando ti incontri ti accorgi di possibili sinergie o di tecnologie che potresti usare, così come di nuovi processi e approcci diversi al business che stanno nascendo grazie all’innovazione e alla Rete.

L’obiettivo finale di Innofare 2014 è tracciare l’identikit dell’innovazione e confrontarsi con politici e istituzioni sulla messa in atto di azioni concrete. Quanto è importante il coinvolgimento delle istituzioni nel processo di innovazione del nostro Paese?

Le istituzioni devo essere consapevoli di ciò che sta accadendo per poter applicare politiche che facilitino l’innovazione.
Il loro compito di supportare le imprese attraverso i fondi è senza dubbio importante, ma molto spesso il pubblico è stato un driver indispensabile: internet, le tecnologie militari che poi approdano nell’uso civile, le strutture di banda larga ne sono degli esempi.
Istituzioni e pubblico devono diventare una struttura abilitante affinchè l’innovazione accada, senza provare a indirizzare e gestire la miriade di strade verso cui l’innovazione si muove oggi.
Le istituzioni devono ascoltare e comprendere il mondo dell’innovazione per far sì che i luoghi in cui si fa trasferimento tecnologico siano neutri e capaci di connettere tutte queste intelligenze.

La fase di discussione di Innofare 2014 prevede ben 9 tavoli all’interno dei quali confrontarsi su tematiche importanti riguardo l’innovazione. Nel tavolo che Lei modera si parla di Internet of Things: cos’è l’#IoT?

Mi piace molto citare il sociologo David Gauntlett che nel suo meraviglioso libro “Making is Connecting” racconta come il mondo dei makers sia legato alla terza fase di internet, quella che chiamiamo web 3.0.
Nel web classico internet era una vetrina, in cui la comunicazione era unidirezionale.
Nel web 2.0 i contenuti vengono generati dagli utenti, nascono i social network e assistiamo all’interazione tra chi vive il web.
Il web 3.0, secondo Gauntlett, è un web che scende nella realtà fisica, un web in cui l’ubiquità dell’informazione si trasforma nel mondo reale.
Internet of Things è quindi l’internet connesso agli oggetti materiali: elettrodomestici, automobili, case, device vestibili ecc.
Oggetti che acquistano la capacità di comunicare e di connettersi alla rete.

Come cambiano business, lavoro e professioni con la diffusione sempre più capillare della Rete?

Nel 2020 sono previsti circa 30 miliardi di oggetti connessi in rete e questi oggetti produrranno informazioni e le riceveranno, elaborandole.
Gli oggetti diventano più efficienti ed intelligenti ed il mondo del business si trasforma sempre più in un ibrido tra informatica, elettronica e meccanica.
Le competenze delle nuove startup divengono sempre più trasversali ed abbiamo sviluppato, con CNA Digitale, un progetto chiamato “startup of things” per analizzare come cambiano i modelli di business grazie a questa nuova rivoluzione digitale.
Un esempio su tutti può essere Nest, un termostato inventato dal product manager dell’iPod, che ha combinato insieme design e IoT, sfruttando i big data per avere a disposizione una grande quantità di informazioni messe in condivisione da tutti i termostati connessi in rete, usandole poi per comportarsi di conseguenza (regolare la temperatura, suggerire risparmi energetici ecc.).
Nest è stato da poco acquistato da Google per 3,3 miliardi di dollari: è evidente che qualcosa sta succedendo.

Innofare 2014 è organizzato da CNA Giovani Imprenditori. Si parla spesso di start-up e di aziende create da giovani.
Può esserci sviluppo e crescita senza innovazione? Cosa serve oggi ai giovani per intraprendere un’attività imprenditoriale? Su cosa devono puntare e cosa, invece, va evitato?

Deve saper puntare sul capitale umano. Questa nuova rivoluzione industriale ha cambiato il profilo dell’imprenditore, dell’artigiano digitale, portando l’artigianato ad una nuova centralità data dalla necessità del saper fare.
L’imprenditore degli anni ’80 era un imprenditore da MBA, finanziarizzato, per cui contava il modello di business e poi il saper fare era una commodity.
Oggi invece l’imprenditore è un pioniere, che inventa nuovi modelli di business e connessioni trasversali tra competenze diverse.
Occorre padroneggiare la rete ed il mondo materiale, unendoli tra loro.
L’imprenditore di oggi deve saper individuare “chi sa fare cosa” e dove si trovano le informazioni, sviluppando una grande capacità di connessione.
Ci vuole coraggio e consapevolezza che non ci si improvvisa, usando vecchi modelli di business.
Per un’impresa che nasce oggi, la chiave è il capitale relazionale.

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